“Dpcm” La nuova sigla che terrorizza i commercianti

A questo punto mi prendo volentieri del complottista, terrapiattista, avvistatore di alieni, e non so cos’altro.
Dopo aver letto le restrizioni, mi sono incazzato e mi chiedo: ma da quale mente “superiore” può scaturire un’ordinanza simile?
Piscine, palestre, centri termali, e centri benessere devono chiudere, MA i centri sociali, ricreativi e culturali NO.
Quale follia è questa? Abbiamo un virus che infetta gli atleti e le signore che fanno un massaggio, ma non infetta i centri sociali, evita i centri ricreativi, e chiaramente sta ben lontano dai centri culturali?
Riuscite a capire che sono queste follie che alimentano il pensiero complottista? Invece di dare dell’imbecille a chi contesta, sarebbe ora di dare dell’incapace a chi partorisce certe genialità! Poi chiaramente il governo si è reso conto delle assurdità che ha partorito ed ha modificato il DPCM, ma anche con queste modifiche, rimane un DPCM folle, perchè chi va a mangiare alle 17? “Ore 17 ordino la pizza, 17,30 me la portano, in meno di 30 minuti devo terminare perchè il locale chiude“, è una grande presa per i fondelli, stanno distruggendo l’economia. Tra due anni saremo tutti immuni e senza lavoro con buona pace delle aziende farmaceutiche.

Ora mi risponderanno “meglio rinunciare alla pizza che infettarsi” e io risponderò “beato te che non hai un’attività“. Solo chi lavora in questi settori può comprendere il grande danno economico: chiudere bar e ristoranti, oltre che creare un problema economico ai proprietari, va a danneggiare tutto il mercato che gira attorno alla ristorazione, ristoranti chiusi significa: nessun trasporto di merci, magazzini che non riforniscono, rappresentanti che non hanno ordini, produzioni ridotte di prodotti culinari etc. etc. quindi quando chiudi un ristorante stai chiudendo tutta l’economia che gira attorno a questo settore e crei disoccupazione.

Se il pugno di ferro va usato verso queste categorie, andrebbe usato anche per le manifestazioni politiche e i comizi. Vi ricordo che un esaltato in felpa e un’urlatrice seriale girano da mesi per la nazione facendo “feste” di piazza e bagni di selfie, con contorno di imbecilli che li seguono e il benestare delle questure. Il grande problema è che se gli esponenti di forze politiche si permettono di dire in diretta tv “non posso togliere la mascherina per fare una foto e salutare una signora?” capisci bene che prima creano e poi alimentano il sentimento di rifiuto delle regole che poi sfociano in contestazioni a 360 gradi.

È chiaro che questo virus va combattuto, ma è altrettanto chiaro che il metodo messo in atto non è efficace dal momento in cui si crede che sia abbastanza ridurre gli orari, chiudere solo alcune categorie e criminalizzare chi cerca di portare la pagnotta a casa. Un ristorante è UN POSTO DI LAVORO che se chiude non permette di mantenere la propria famiglia. Nessun giornale si azzarda a scrivere che dall’inizio di questa “pandemia” il 40% dei locali che hanno dovuto chiudere non riapriranno mai più, immagino tutti questi proprietari che diranno “e adesso?”.

Spesso sento parlare del problema covid, MAI ho sentito parlare del problema economico. Questo virus prima o poi sarà un lontano ricordo, i danni economici rimarranno per molti anni.

One Reply to ““Dpcm” La nuova sigla che terrorizza i commercianti”

  1. Purtroppo è la realtà, ne è uscita solo la Cina perché ha saputo (e potuto) chiudere tutto. Noi abbiamo sprecato in estate quanto fatto in primavera, la gente non si è saputa regolare, ha dimostrato che solo bastonandoli si riesce a inculcare in testa un po’ di buon senso. Noi abbiamo scaricato buona parte del costo sulle categorie più deboli, forse meno rappresentate, commercianti, ristoratori, spettacolo, cultura… e quelli che vivono di economia “informale”, in nero anche, che non sono pochi. Così qualcuno si è salvato, con il famigerato (per quanto mi riguarda) telelavoro, e gli altri sono affondati. Io avrei visto bene, ad esempio, un coinvolgimento anche di chi il lavoro lo ha mantenuto, con un contributo di solidarietà, che so, il 10-15% dello stipendio. Così sarebbero stati sacrifici, ma per tutti, non solo per chi ha avuto la sfortuna di “scegliere” il lavoro sbagliato…

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