Manifestare, è sempre la strada giusta?

Sono partite nella notte di ieri 26/10/2020 le proteste di piazza contro il nuovo DPCM del governo, che prevede chiusure forzate dopo le 18.00 di molte attività commerciali, centri benessere, palestre e molto altro (http://www.governo.it/it/articolo/coronavirus-il-presidente-conte-firma-il-dpcm-del-24-ottobre-2020/15503). In questo articolo non voglio entrare nel merito del DPCM in sé, ma vorrei fare un piccolo ragionamento sulla protesta scaturita da esso.

La rabbia, la delusione, la solitudine in cui si trovano i proprietari e i dipendenti delle attività sottoposte a queste restrizioni, hanno creato un comprensibile sentimento di ribellione che è sfociato con le manifestazioni di ieri e che credo continueranno per molti giorni in tutta Italia.
Ma analizziamo bene la situazione che viene a crearsi: Protestare per far valere i propri diritti è sacrosanto, ma come sempre succede, nelle manifestazioni si infiltrano elementi che con la protesta non hanno nulla a che fare, ed utilizzano la manifestazione stessa per fare danni, bruciare, rubare, andando così a cancellare la vera natura della protesta.
I giornali evidenzieranno il fatto che i manifestanti si sono scontrati con le forze dell’ordine, faranno il resoconto dei danni provocati, gireranno filmati degli atti vandalici, gli “opinionisti” nelle trasmissioni televisive punteranno il dito contro questa orda di vandali, e in questo modo il motivo sacrosanto della manifestazione viene dimenticato, cancellato o messo in secondo piano, ecco qualche esempio:

https://tg24.sky.it/cronaca/2020/10/26/manifestazioni-scontri-covid-oggi

https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/10/27/news/torino_scopre_le_ferite_della_notte_di_guerriglia_vetrine_sfondate_e_saccheggi_per_le_boutique_del_centro-271992177/

https://www.milanotoday.it/cronaca/manifestazione-26-ottobre-2020.html

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Credo che la strada migliore per contestare le chiusure forzate sia la disubbidienza. Se i commercianti si unissero e tutti insieme decidessero di non rispettare gli orari imposti per la chiusura (seguendo le norme anti covid, mascherine, disinfettanti, distanziamento), otterrebbero un’impatto mediatico molto più forte e porterebbero il governo a rivedere le proprie posizioni su questo tema, questa sarebbe una protesta efficace e pacifica ed eviterebbe la strumentalizzazione dei media, non ci sarebbero infiltrazioni da parte di agitatori “professionisti”, e metterebbero sotto scacco il governo che (a meno che non voglia una vera rivolta) non potrà ordinare di multare migliaia di commercianti o di chiudere tutti i ristoranti d’Italia.

In sintesi, ben comprendendo la voglia di ribellione a quelli che definisco “soprusi”, bisogna tenere ben presente che questa sta diventando una partita, dove solo chi agisce con astuzia può sperare di vincere.

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